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Acqua
Aria, acqua ed alimenti, tre “A” che indicano i presupposti per la vita sul nostro pianeta, tre elementi strettamente correlati tra loro da un continuo scambio di energia e materia. A differenza dall’aria, però, che ha un carattere di illimitatezza, gli alimenti e l’acqua sono beni rinnovabili ma finiti, di cui, cioè, si può disporre ma in quantità limitate dal tempo necessario affinché la percentuale utilizzata possa rigenerarsi. È risaputo che in alcune aree del mondo il cibo è disponibile in quantità molto limitate e che consistenti fette di popolazione soffrono e muoiono di denutrizione. A volte, ma non sempre, questo fenomeno è dovuto proprio alla mancanza d’acqua che non consente lo sviluppo agricolo necessario per la produzione alimentare. Altre volte le risorse idriche, pur essendo teoricamente disponibili, non vengono opportunamente utilizzate o sono inutilizzabili per la mancanza delle infrastrutture necessarie al loro prelievo o perché di pessima qualità. Eppure l’acqua è ovunque, tanto che sulla terra si stima una presenza di oltre 1.400 milioni di miliardi di tonnellate d’acqua che ricoprono il 70% circa del pianeta Terra. Di questa grande quantità, però, oltre il 97% costituisce gli oceani con acque salmastre, per lo più inutili ai fini umani. Del rimanente 3% costituito da acque dolci, la maggior parte è intrappolata nei ghiacci polari mentre solo lo 0,25% del totale, è disponibile per consumo umano, scorrendo nei fiumi o nelle falde sotterranee oppure immagazzinato nei laghi.
Anche questa rimanente frazione, però, non è equamente distribuita sul pianeta ed in alcuni casi la sua disponibilità è più teorica che pratica. Si pensi, ad esempio, ai grandi quantitativi d’acqua dolce che sono localizzati in luoghi scarsamente popolati o disabitati del tutto, come nel caso dei grandi fiumi tropicali o quelli artici canadesi e siberiani, o alle acque che scorrono troppo sotto la superficie terrestre per poter essere facilmente estratte. Fatte tutti questi aggiustamenti emerge che la quantità complessiva realmente disponibile per il consumo umano si riduce a circa 13.000 miliardi di tonnellate.
L’accesso e la disponibilità delle risorse idriche dipende da svariati fattori che riguardano fenomeni naturali come l’abbondanza delle precipitazioni, la natura del suolo, la temperatura sulla superficie terrestre e la presenza di foreste. A queste variabili si aggiunge l’intervento dell’uomo che preleva ed usa per i suoi bisogni le risorse disponibili, che in parte vengono utilizzate per produrre materia, come gli alimenti o i beni di consumo, ed in parte, dopo essere state utilizzate, vengono immesse di nuovo in fiumi, laghi e mari come acque di scarico. Il modo in cui le attività umane vengono svolte è di centrale importanza affinché l’acqua dolce disponibile non si esaurisca per un eccessivo prelievo, perché siano garantite le condizioni necessarie per ricostituire le riserve idriche e affinché l’acqua non sia inquinata e quindi inutilizzabile. Pensare solo di portare acqua là dove ce n’è bisogno senza attuare contemporaneamente un programma per preservarne la qualità, a partire dalla costruzione delle reti fognarie e depuratori, rappresenta una strategia politica di scarsa efficacia. Le acque sporche, infatti, finiscono, prima o poi, per rimescolarsi con quelle pulite compromettendone la qualità e, quindi, riducendo progressivamente la loro piena disponibilità ed aumentando il rischio della diffusione di patologie mortali in molte aree depresse del mondo.
L’ultimo vertice sulla Terra di Johannesburg è stato prevalentemente incentrato sul problema dell’approvvigionamento idrico partendo dalla necessità di riaffermare dei diritti che sembrano dimenticati.
Occorre allora ribadire che l’acqua è fonte di vita insostituibile e deve essere considerata un bene comune appartenente a tutti gli abitanti del pianeta, oltre ogni distinzione etnica, religiosa, politica, economica, culturale e sessuale.
A nessuno può essere, quindi, riconosciuto il diritto, né individualmente né come gruppo, di usare l’acqua come strumento di oppressione, di esclusione, di ricatto per lo sviluppo delle comunità e delle proprie o altrui economie.
L’acqua, da cui dipendono la salute individuale e collettiva, le attività agricole e industriali, i servizi, devono essere accessibili a tutti secondo il bisogno, come diritto inviolabile ed universale.
La principale condizioni a cui tale diritto deve essere sottoposto è il dovere di farne un uso giusto, solidale, nel rispetto della protezione e della qualità dell’ambiente ed in base ad un principio di eguaglianza tra nord e sud del mondo e tra aree dello stesso paese.
Occorre un nuovo patto mondiale per l’acqua secondo il principio che non vi è ricchezza e sviluppo possibile senza accesso libero e universale alle risorse naturali.
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